Aryna Sabalenka "Senza di noi lo show non esiste"
Aryna Sabalenka "Senza di noi lo show non esiste"
Non è solo una questione di zeri sul conto corrente, ma di rispetto per il valore di un "prodotto" che, senza i suoi protagonisti, non avrebbe ragione di esistere.
Aryna Sabalenka, numero uno del mondo e figura centrale del circuito WTA, ha lanciato il guanto di una sfida senza precedenti agli organizzatori dei tornei del Grande Slam, con particolare riferimento al Roland Garros.
La sua dichiarazione, rilasciate durante il WTA 1000 di Roma, risuona come un ultimatum: la parità di genere e la redistribuzione dei ricavi non sono più negoziabili.
La polemica è esplosa a seguito dell'annuncio del montepremi per l'edizione 2026 del Roland Garros che, nonostante un incremento complessivo del 9,5% (portando il purse a 61,7 milioni di euro), ha abbassato i premi.
In particolare, un gruppo di top player tra cui Sabalenka e Coco Gauff ha denunciato il paradosso contabile: mentre i ricavi del torneo sono cresciuti vertiginosamente, la percentuale destinata agli atleti è paradossalmente diminuita.
"I numeri parlano chiaro", ha dichiarato Sabalenka con la franchezza che la contraddistingue. "Sento che lo spettacolo siamo noi. Senza di noi non ci sarebbe il torneo, non ci sarebbe l'intrattenimento. Meritiamo una percentuale maggiore dei ricavi". La tesi sostenuta dalla tennista bielorussa e dai suoi colleghi è che la quota destinata ai giocatori al Roland Garros sia scesa dal 15,5% del 2024 a una proiezione del 14,9% per il 2026, nonostante il torneo generi entrate superiori ai 400 milioni di euro.
Se i tornei del Grande Slam sbandierano da anni l'uguaglianza formale (stessi assegni per i vincitori maschili e femminili), il problema sollevato dalla Sabalenka riguarda la struttura profonda del business tennistico. La richiesta è di allineare i Major ai tornei Combined 1000 (come Roma o Madrid), dove la distribuzione dei ricavi raggiunge il 22%.
Secondo quanto riportato dai media americani, tra cui Sports Illustrated e The Guardian, la frustrazione è alimentata da una mancanza di dialogo.
Sabalenka ha confermato che le proposte presentate dai giocatori oltre un anno fa in merito a pensioni, welfare e rappresentanza non hanno ricevuto risposta. "Ad un certo punto arriveremo al boicottaggio", ha minacciato la numero uno. "Sembra sia l'unico modo per combattere per i nostri diritti. Noi ragazze oggi siamo unite e pronte a muoverci insieme perché ciò che sta accadendo è profondamente ingiusto".
La posizione di Sabalenka non è isolata.
Coco Gauff, campionessa del Roland Garros 2025, ha citato l'esempio delle cestiste della WNBA negli Stati Uniti, che attraverso l'unione sindacale hanno ottenuto progressi storici.
"Per fare passi avanti massicci serve un fronte comune", ha commentato l'americana, appoggiando la linea dura della collega.
Anche la PTPA (Professional Tennis Players Association), l'associazione nata per tutelare gli interessi dei tennisti indipendentemente dagli organi di governo tradizionali, ha preso una posizione netta, definendo il sistema attuale "bloccato in cicli di dispute e cambiamenti incrementali" che non riflettono la crescita economica dello sport.
Mentre il Roland Garros si prepara ad aprire i cancelli il 24 maggio, l'atmosfera è carica di elettricità. Gli organizzatori parigini difendono le proprie scelte sottolineando gli investimenti nelle qualificazioni e nei turni preliminari, ma la percezione dei protagonisti è opposta. La minaccia del boicottaggio, pur restando un'estrema ratio, segna un punto di non ritorno nella politica del tennis moderno.
Aryna Sabalenka ha messo a nudo una verità scomoda: il tennis d'élite non è più solo uno sport, ma un'industria dell'intrattenimento globale dove gli "attori" principali chiedono di non essere più considerati semplici prestatori d'opera, ma partner commerciali a pieno titolo. La terra rossa di Parigi, quest'anno, rischia di bruciare non solo per i colpi dei campioni, ma per una battaglia sindacale che potrebbe cambiare per sempre i connotati finanziari del gioco.




