Milano-Cortina 2026: le donne umiliano i maschi, ma guadagnano la metà

Milano-Cortina 2026: le donne umiliano i maschi, ma guadagnano la metà

Milano-Cortina 2026: le donne umiliano i maschi, ma guadagnano la metà

 

 

Le luci si sono spente sui palazzetti di Milano e sulle vette dolomitiche, ma il bilancio di questa edizione dei Giochi Invernali 2026 impone una riflessione che va ben oltre la cronaca sportiva. Se guardiamo ai tabelloni, il dato è incontrovertibile: il motore dei successi, azzurro ed internazionale, è stato il talento femminile. Non parliamo solo delle punte di diamante dello sci alpino, ma di un movimento dominante in tutte le discipline olimpiche.

Eppure, ecco la dicotomia: le donne vincono di più, ma lo fanno partendo da una posizione di svantaggio logistico, economico ed infrastrutturale.


 

L’Olimpiade di Milano-Cortina è stata una vera e propria esplosione che, fino a pochi anni fa, era considerate impossibile per il settore femminile. Nonostante ciò, il racconto mediatico ed il supporto federale sembrano ancora faticare a seguire questa evoluzione: si celebrano le medaglie, ma ci si dimentica della storia pregeressa.

Il primo grande ostacolo è quello che non vediamo in TV: la quotidianità dell'allenamento. Per molte atlete italiane, preparare un'Olimpiade in casa è stato un paradossalmente difficile. Mentre per i settori maschili l'accesso agli impianti è spesso garantito e prioritario, le donne si trovano a fare i conti con una carenza di strutture dedicate.

Per discipline come il  curling  o lo short track: la disponibilità di "ore-ghiaccio" di qualità è ancora oggi limitata. Spesso le atlete sono costrette a sessioni in orari improbabili o a lunghe trasferte all'estero, lontano dalle proprie basi, perché in Italia mancano impianti moderni che non siano solo "adattati" per l'occasione. Questa mancanza di strutture adeguate non è solo un disagio logistico, ma anche un limite alla crescita della disciplina stessa, del vivaio giovanile. Le medaglie di oggi sono più frutti spontanei di talenti individuali immensi e, molto meno, il risultato di un sistema infrastrutturale che supporti il genere femminile con la stessa dignità di quello maschile.


 

Poi c'è la questione economica.

Nonostante le prestazioni femminili abbiano garantito share televisivi altissimi ed un ritorno d'immagine enorme per gli sponsor, la disparità economica tra i sessi rimane un abisso. Un oro, conquistato da una donna,non ha lo stesso valore di mercato di quello di un collega maschio.

I contratti di sponsorizzazione privata seguono ancora logiche anacronistiche: si investe sull'uomo come simbolo di forza, potenza, potere fisico. Sulla donna, troppo spesso, ancora attraverso la lente della "storia personale", della capacità emotiva di reagire agli infortuni, della bellezza: siamo ancora a questo. Dobbiamo considerare le difficoltà di una donna che tra premi e sponsor guadagna molto meno rispetto al suo omologo maschile, sarà sempre in una situazione svantaggiata e con meno strumenti per difendere il proprio titolo, nel tempo. È un circolo vizioso che Milano-Cortina deve ora spezzare, a riflettori spenti.


 

A livello mondiale, queste sono state le Olimpiadi più equilibrate della storia, con una partecipazione femminile salita al47%(un record assoluto per i Giochi Invernali).

Le Medaglie Femminili: circa il 46% del totale.

Le Medaglie Maschili: circa il 49% del totale.


 

Rileggendo alcuni dati risalta, per la nostra Nazionale, il confronto tra le Olimpiadi di  Torino 2006 e quelle di  Milano-Cortina 2026. Vent'anni fa l'Olimpiade casalinga fu un affare quasi solo maschile per l'italia: su 11 medaglie totali; gli uomini portarono a casa tutti i 5 ori, lasciando alle donne solo due bronzi (fondo e short track).

La rappresentanza femminile pesò per un misero 18% sul medagliere.

Nel 2026 il panorama è ribaltato! A Milano-Cortina l'Italia ha firmato il suo record storico con 30 medaglie, ma è il "fattore rosa" ad impressionare: il  60% delle medaglie è femminile. Anomalia virtuosa rispetto al resto del Mondo, contando che la delegazione italiana era composta da 103 maschi e 93 femmine.

Con7 ori su 10vinti, le donne sono state chiaramente la colonna portante. Questa é la prova ineluttabile che  il talento femminile cresce più velocemente del sistema che lo circonda!!!

Ebbene, nonostante le donne abbiano vinto il  60% delle medaglie italiane, solo il  15-20%  degli investimenti pubblicitari privati negli sport invernali sarà destinato alle atlete singole, nonostante la maggiore visibilità mediatica, a meno che non cambi qualcosa.

E' inconcepibile.

Non è più il tempo dei soli complimenti di circostanza, dobbiamo smetterla di considerare il settore femminile come una "costola" di quello maschile, la mentalità di cui è permeata la nostra società deve essere cancellata e sostituita da una visione finalmente moderna.

Ora servono autonomia finanziaria, parità di accesso alle strutture, e anche una cultura giornalistica che smetta di parlare del colore della tuta sgargiante o delle grazie femminili in azione o dello “stava male ma ce l'ha fatta”, come se la tenacia fosse una prerogativa solo maschile.

Se vogliamo migliorare ulteriormente, dovremo contare un po' meno sui miracoli individuali e molto di più sulla costruzione di un progetto paritario. Le nostre atlete hanno fatto la loro parte, ora tocca alle istituzioni decidere di diventare un Paese evoluto.

Poi festeggeremo tutti assieme, non solo ogni 4 anni.

 

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