VIXXEN MEETS REBECCA BIANCHI THE “REBEL”

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REBECCA BIANCHI per Vixxen.it

 

 

Rebecca Bianchi, attuale icona del Motociclismo Femminile, è stata così gentile da chiacchierare con noi di Vixxen.it e, come Direttore, sono felice di proporvi questo nostro amichevole dialogo.

Prima di tutto, una breve introduzione per capire con chi stiamo per parlare.

 

Classe 1994 è oggi una delle figure più poliedriche del motociclismo italiano. Figlia d'arte (suo padre Oliver è un noto fotografo dei paddock), ha iniziato a correre a 7 anni, diventando una delle pilotesse più competitive a livello nazionale ed europeo.

 

Carriera agonistica: Ha gareggiato nel CIV (Campionato Italiano Velocità) e nel Campionato Europeo 600 Stock, spesso confrontandosi in griglie miste con piloti che oggi militano nel Mondiale MotoGP e SBK. È stata tra le protagoniste dei trofei femminili (come la Coppa Italia Velocità che l’ha vista vincere alcune gare anche contro pilotesse del calibro di Letizia Marchetti ed aggiudicarsi il titolo di Vice Campionessa all’età di soli 17 anni in sella ad una 600, l’ FFM in Francia che ha vinto nel 2017 ed il CEV in Spagna nel 2019) in un'epoca di transizione per il settore.


Ruolo Attuale: Oggi si definisce la “Rebel Queen” dei motori.
È Tecnico Federale FMI e istruttrice di guida sicura moto e auto in una delle scuole più prestigiose d’Europa. Lavora come istruttrice ufficiale per Kawasaki Italia Moto nella scuola di Perot Camp e BMW Italia alla GuidarePilotare nel settore automotive, mettendo la sua esperienza al servizio di chi desidera avvicinarsi alle due e quattro ruote in modo consapevole e sicuro. La sua missione è ispirare e trasmettere know-how e passione, soprattutto a donne (ma non solo) che condividono l’amore per i motori, anche se non hanno avuto la fortuna di iniziare molto giovani. Attraverso la formazione, l’esempio e la tecnica, accompagna ogni allieva e allievo a scoprire il proprio potenziale, dentro e fuori dalla pista.


Influencer — Con una community che supera i 140.000 follower e picchi che raggiungono i 12 milioni di visitatori annui su diverse piattaforme, Rebecca è una comunicatrice autentica. Attraverso i social lavora per abbattere il pregiudizio che il motorsport sia uno “sport per soli uomini”, valorizzando estetica, competenza tecnica ed empowerment femminile.

     


    Ciao Rebecca, è un onore poterti ascoltare.

    Senti, partiamo diretti: sei cresciuta in mezzo ai motori e, ad oggi, la tua vita è un mix tra pista e contributi social. Se guardi indietro a quando hai iniziato, ti sembra che per le donne sia cambiato davvero qualcosa o siamo ancora a livello di "quelle che devono dimostrare il doppio"?

     

    È cambiato qualcosa, sì, e sarebbe ingiusto negarlo. Oggi c’è più attenzione, più spazio e più consapevolezza rispetto a quando ho iniziato. Detto questo, penso che per una donna serva ancora spesso uno sforzo in più per essere presa sul serio, soprattutto in ambienti tradizionalmente maschili come questo.

    La sensazione di dover dimostrare qualcosa in più c’è ancora, ma allo stesso tempo siamo in una fase di evoluzione: non perfetta, ma nella direzione giusta. E forse proprio per questo, quando una donna riesce ad affermarsi davvero, la soddisfazione è doppia. Non perché sia una battaglia contro qualcuno, ma perché sai di esserti guadagnata ogni centimetro di strada.

     


    Con i tuoi corsi come istruttrice vedi passare tante ragazze, vedi tanti sogni, tante aspettative. Qual è la prima cosa che dici a chi arriva lì con il timore di non essere all'altezza di un ambiente che, diciamocelo, è sempre stato un po' un "club maschile"?

     

    La prima cosa che dico è che il timore di non essere all’altezza non ha genere: è una sensazione comune a chiunque entri in un ambiente nuovo e sfidante. Nei corsi vedo persone con sogni ed aspettative molto diverse, ma con una cosa in comune: il bisogno di sentirsi viste e supportate. Il mio ruolo è proprio questo, dimostrare che con l’aiuto giusto — che posso essere io o qualsiasi altro collega — e con un rapporto basato su empatia e fiducia, tutti possono raggiungere risultati importanti. Non conta da dove parti, ma la voglia di metterti in gioco e di costruire il percorso insieme.


    Tu hai corso ovunque, dalle griglie miste ai trofei femminili. Si fa un gran parlare del nuovo Mondiale Femminile (WorldWCR): secondo te è la vera occasione per la parità o rischia di diventare una "riserva indiana" che allontana ancora di più dal pubblico di appassionati vista la presunta differenza con le perfomances dei maschi?

     

    Su questo tema ho avuto modo di confrontarmi anche in Federazione e il punto su cui c’è stata convergenza è chiaro: nella nostra disciplina non esiste una differenza di genere in termini di potenziale sportivo. Il motociclismo non è uno sport in cui la prestazione dipende esclusivamente dal corpo, ma dal rapporto tra atleta e mezzo, dalla tecnica, dalla sensibilità e dal lavoro del team.

    Proprio per questo considero il Mondiale Femminile un passo avanti importante in termini di visibilità e percorso, ma non ancora sufficiente. Perché sia davvero una leva verso la parità serve uno sforzo più concreto e una convinzione più forte: investimenti, struttura e comunicazione all’altezza di un vero Mondiale. Altrimenti il rischio è che non venga percepito, nemmeno dal pubblico, con l’importanza che merita, finendo per sembrare un campionato “di contorno” invece che una reale opportunità di crescita per tutto il movimento.

     

     


    Personalmente ho scoperto e seguito il talento di Paola Cazzola; ho vissuto quell'epoca fantastica da pioniere insieme alle sue stupende avversarie Alessia Polita e Letizia Marchetti. Quando senti questi nomi, che effetto ti fa? Ti senti un po' figlia delle loro battaglie o pensi che oggi sia tutto diverso, come se fosse un altro sport?

     

    Ho avuto l’onore di correre contro due di questi tre grandi nomi e, per me, sono sempre state un punto di riferimento. Paola, Alessia e Letizia (e non solo) hanno rappresentato molto più che delle avversarie: hanno aperto una strada e dato un contributo enorme nel dimostrare che anche le donne possono raggiungere risultati allo stesso livello degli uomini. Mi sono sentita parte di quel percorso, degna di portare avanti il lavoro della generazione prima della mia, e credo che questo passaggio di testimone sia stato fondamentale anche per le ragazze che oggi stanno correndo in moto. In questo senso non lo vedo come un altro sport, ma come un’evoluzione costruita sulle loro battaglie.


    C’è qualcosa che sei riuscita a rubare con gli occhi guardando correre i Campioni? Un gesto tecnico o magari quel modo di stare nel box che ti è servito per farti rispettare?

     

    Più che “rubare” guardando correre dal vivo (che ovviamente nei week end di gare facevo cercando punti strategici a bordo pista), ho imparato tantissimo osservando. I miei genitori erano fotografi e fin da piccola studiavo i grandi campioni attraverso le foto: dove mettevano le ruote, in che momento, la posizione del corpo. Poi confrontavo quelle immagini con le mie foto e cercavo di capire cosa potevo migliorare. È stato un metodo di apprendimento fondamentale per me, anche perché non ho mai avuto un papà esperto di corse che mi guidasse: da quel punto di vista ho dovuto arrangiarmi. All’epoca, inoltre, non c’erano i coach come oggi, quindi osservare, analizzare e prendere spunto dai migliori è stato il mio modo di crescere e farmi strada.

     

    Parliamo di numeri. Hai un seguito enorme sui social, ma sappiamo entrambi che i followers non aprono il gas al posto tuo. È diventato più facile trovare budget oggi grazie ai tuoi profili o c'è il rischio che la gente si dimentichi che prima di essere influencer, sei una che sa guidare davvero?

     

    Non dò per scontato che tutti sappiano chi sono o da dove arrivo, e va benissimo così. Per me conta soprattutto trasmettere la mia passione e la mia competenza nel motorsport. Poi è bellissimo vedere che tanta gente mi segue dai tempi delle gare e continua a farlo ancora oggi: è il miglior riconoscimento, molto più dei numeri.


    La parità di genere nel motociclismo: a che punto siamo? Se potessi cambiare una regola domani mattina – che sia nel regolamento tecnico o nel modo di gestire i team – cosa faresti per dare davvero le stesse chance a una ragazzina che vuole iniziare?

     

    La parità di genere nel motociclismo sta finalmente facendo passi importanti, e la Federazione Motociclistica Italiana sta dando un contributo concreto. Io stessa ho avuto la fortuna di allenare il collegiale femminile insieme a quello maschile e ho visto che facevano gli stessi tempi in allenamento. Se potessi cambiare una regola domani, introdurrei programmi che garantiscano pari accesso ed opportunità fin dall’inizio, così che ogni ragazza possa iniziare con le stesse chance di un ragazzo.


    Se domani dovessi fare una gara "vintage" e potessi scegliere una di quelle campionesse del passato da sfidare in pista, chi sceglieresti per un bel duello all'ultima staccata?

     

    Letizia l’ho già battuta, Alessia solo in qualifica sul tempo, e Paola non ho mai avuto il piacere di incontrarla… sarebbe fantastico però poterle sfidare ancora tutte in pista, una per una.


    Sono costretto a chiederti un'ultima cosa, da 'vicentino'. Mi piacerebbe molto vederti all'opera con i corsi dalle nostre parti: c’è qualche possibilità di vederti presto a Vicenza o in provincia per un evento o magari per una conferenza dedicata alle tue attività?

     

    Mi vengono in mente i corsi che organizzano in Dainese dalle vostre parti… magari potremmo organizzare qualcosa insieme!

     

    A nome di Vixxen.it ne saremmo tutti molto felici, sia per la cooperazione sia per la tua presenza qui e penso anche molte donne motocicliste sarebbero molto liete di accoglierti.

     

    Beh, è stato un piacere. Grazie della chiacchierata e a presto....sempre a Gas Aperto.

     

    Grazie a voi!

     

     

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